Don’t Let The Sun – Recensione del Film di Jacqueline Zünd

Don’t Let The Sun – Recensione del Film di Jacqueline Zünd

Don’t Let the Sun: arriva nelle sale italiane l’esordio nel lungometraggio di finzione di Jacqueline Zünd, premiato al Locarno Film Festival 2025 con il Pardo per la miglior interpretazione a Levan Gelbakhiani.

Nella alaborazione collettiva e cinematografica del concetto apocalittico di fine dei tempi una delle sue declinazione più frequenti è sicuramente quella che fa riferimento alle devastanti conseguenze dei cambiamenti climatici. Jacqueline Zünd sceglie questo piano di lettura dell’apocalisse sposando questa forma di angoscia collettiva nella quale l’umanità non può più vivere alla luce del sole, a causa delle sue temperature invivibili, che ha finito quindi per ritirarsi nell’oscurità. Una oscurità nella quale sperimenta forme stranianti di solitudine e anestetizzazione emotiva e il mercato ha finito per inventare forme commerciali di supporto emotivo.

Un potente espediente narrativo per raccontare il declino dei rapporti umani che sobiscono il contraccolpo dell’atomizzazione trascinata sicuramente da ragioni economiche e ambientali ma anche dalla incapacità dilaganre di elaborare e vivere pienamente il dolore.

Senza dubbio Don’t Let the Sun non è un film che ti prende per il bavero, costruito più da silenzi, colori lividi e inquadrature razionaliste. Ti sfibra lentamente, come il caldo che racconta e forse è proprio lì che trova la sua forma più inquietante. Non nell’apocalisse, ma nell’abitudine all’apocalisse.

La regista svizzera restituisce una Milano febbricitante, svuotata, lunare. Il sole non è più una presenza naturale ma una minaccia biologica, una divinità tossica da evitare. Le persone vivono di notte, parlano poco, si toccano ancora meno. In questo paesaggio da fine del mondo silenziosa si muove Jonah (Levan Gelbakhiani) che vaga per la città svolgendo il suo lavoro da supportatore emotivo con una stanchezza trattenuta che sembra consumargli le ossa. Lavora infatti per un’agenzia che affitta relazioni umane: figli, compagni, padri. Intimità a ore. Lui come i suoi colleghi si presentano a casa delle persone annunciandosi con “Ha ordinato qualcuno?”.

La fantascienza qui è solo una febbre di fondo. Il cuore del film è la rappresentazione dell paura contemporanea di diventare emotivamente superflui e cronicamente incapaci di entrare in intimità con qualcuno. Zünd filma corpi che si sfiorano come se avessero dimenticato il linguaggio della vicinanza. Le architetture milanesi, fatte cemento e geometrie, sembrano gabbie progettate da qualcuno che odiava la luce ma anche gli esseri umani. Ogni stanza pare trattenere il fiato.

Menzione d’onore per la fotografia di Nikolai von Graevenitz che lavora abilmente per sottrazione utilizzando colori smunti, ombre lattiginose, volti quasi cancellati dal calore. Ci sono echi di cinema europeo anni settanta in questa pellicola così intrinsecamente poetica, ma anche un evidente amore per il cinema nipponico che rimanda a Kiyoshi Kurosawa, all’ossessione per la simmetria di Yasujirō Ozu e ci regala anche una commuovente citazione di Perfect Blue di Satoshi Kon che da sola vale il prezzo del biglietto.

Ul film che colpisce con precisione chirurgica e che non può non entrare in risonanza con il contemporaneo, soprattutto grazie al rapporto tra Jonah e la piccola Nika legati da una relazione finta che diventa l’unica cosa autentica in un mondo fondato sulla simulazione dei sentimenti e dilaniato dalla costante sensazione che il mondo non stia esplodendo, bensì evaporando nel silenzio.

Quando finiscono i titoli di coda non resta addosso la paura del sole ma la paura di un mondo in cui nessuno abbia più bisogno di nessuno.

Don’t Let the Sun vi aspetta al cinema dal 21 Maggio 2026 grazie a Trent Film.

RegiaJacqueline Zünd Sceneggiatura: Jacqueline Zünd, Arne Kohlweyer Con: Levan Gelbakhiani, Maria Pia Pepe, Agnese Claisse, Karidja Touré Anno: 2026 Paese: Svizzera, Italia Durata: 100 minuti DistribuzioneTrent Film

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