Him: il visionario regista di In Get Out e Nope produce un originale horror sportivo dalle grandi ambizioni e dei molteplici livelli di lettura.
Cameron Cade, è un giovane e promettente quarterback il cui futuro sportivo appare compromesso da una misteriosa aggressione che gli provoca un trauma cranico. Quando tutte le strade sembrano chiudersi inaspettatamente Cam viene invitato nella misteriosa residenza del suo idolo di sempre Isaiah White (Marlon Wayans), una vera e propria leggenda del football la cui carriera è la sua ispirazione da sempre. Sotto l’apparenza di un campo di allenamento intensivo, Cam si trova immerso in una spirale di controllo, manipolazione psicologica e oscuri rituali, fino al collasso tra realtà e allucinazione.
Him, prodotto da Jordan Peele (Monkeypaw Productions) e diretto da Justin Tipping, è sicuramente un film guidato di una idea originale, un film sportivo che utilizza il registro orrorifico per esplorare narrativamente il culto del successo e la mitologia costruita dallo show business attorno agli idoli sportivi. Una idea ambiziosa che mescola elementi sportivi, declinazioni psicologiche, visioni disturbanti e simbologia esoterica (in particolare di tradizione massonica), per tentare di costruire una rappresentazione allegorica – o forse no – sul moderno culto colettivo del successo. Una idea questa nella quale il football funge da espediente narrativo metaforico di svariati culti moderni come quello per il successo o la fama mettendo in parallelo lo sport e l’ideologia del sacrificio con chiari rimandi religiosi. Culti che non si fanno scrupolo di esigere il sacrificio del corpo e dell’identità dei suoi adepti.
Cam incarna il infatti classico archetipo dell’iniziato, un individuo che attraversa una frattura fisica e psicologica che lo spinge a varcare la soglia della gnosi. Una lesione cerebrale non è solo trauma, ma una sorta di ferita sacra, la strada necessaria alla trasformazione. Come nei misteri antichi, l’iniziato infatti deve perdere qualcosa di essenziale (il corpo, l’identità, la stabilità mentale) per aprirsi ad una rivelazione più grande.
La reggenda sportiva Isaiah White (Marlon Wayans), appare nelle vesti di maestro iniziatico dalle fattezze ambigue che non lo guida verso la luce, bensì verso un culto fatto di dominio e annichilimento. Un sacerdote che devia i simboli sacri a fini personali, il guardiano di una setta che trasforma la disciplina sportiva in un culto del corpo sacrificale portando i suoi adepti al totale assoggettamento.
Non a caso il luogo in cui Cam viene accolto, all’apparenza una semplice struttura di allenamento, è un tempio d’iniziazione vero e proprio nel quale allenamenti, rituali e manipolazioni sono prove iniziatiche, come nei Misteri Eleusini o nei labirinti alchemici, il cui percorso conduce alla dissoluzione dell’Io.
Le immagini di corone, riti collettivi e gesti che richiamano la liturgia cristiana – o satanica – trasformano il football in una sorta di religione nella quale la palla diventa reliquia, il campo altare, i tifosi adepti. Il film sembra suggerire che lo sport, come ogni culto terreno, si sostituisce al divino e ne ricalca i meccanismi fatti di fede cieca, martirio del corpo, salvezza attraverso il sacrificio.
Il produttore Jordan Peele nei suoi film esplora frequentemente tematiche che fanno riferimento alle tensioni razziali, alle dinamiche sociali e al potere culturale nascosti sotto la superficie della normalità. In Get Out utilizza l’horror come allegoria del razzismo sistemica, in Us ha affrontato la dualità sociale fra privilegiati e minoranze, in Nope esplora la dialettica fra spettacolo e sfruttamento. Forse per questo ha scelto di produrre Him il quale porta il focus del raccondto sul culto sportivo e rappresenta il football come una religione, con i suoi riti, idoli e sacrifici e sulla ossessione per successo, la performance e la disciplina del corpo. Una pellicola quindi in totale continuità con l’attenzione di Peele per i culti sociali (razza, spettacolo, classe) in cui Him rappresenta un tassello in cui lo sport è un culto collettivo.
Visivamente la pellicola è una esperienza potente fatta di luci, inquadrature ossessive, i tagli visivi saturi cromaticamente, tuttavia la narrazione manca della coesione necessaria per trasformare l’ambizione in una esperienza pienamente soddisfacente. I simbolismi risultano talvolta didascalici restituendo in in molti casi allo spettatore la percezione che gli autori non abbiano fiducia nella sua capacità di interpretazione. Nonostante alcune carenze nel soggetto, l’impegno attoriale è notevole. Tyriq Withers regge bene il peso emotivo della discesa psicologica dell’iniziato mentre il mentore Marlon Wayans regala sprazzi di affascinante presenza scenica.
Compessivamente him si può defiinire un’opera imperfetta ma interessante, con un potenziale non pienamente sfruttato ma con una idea sicuramente intrigante. Una parabola di una via iniziatica deviata, nella quale il culto moderno del successo si trasforma in una via nera, un percorso di potere e annullamento anziché di illuminazione. Con una morale di fondo tutt’altro che banale: senza il giusto discernimento, ogni ricerca spirituale (o sportiva) può degenerare in cieca idolatria.
Him è in uscita il 2 ottobre 2025 distribuito da Universal Pictures.
Regia: Justin Tipping Sceneggiatura: Skip Bronkie, Zack Akers, Justin Tipping Con: Marlon Wayans, Tyriq Withers, Julia Fox, Tim Heidecker Prodotto: Jordan Peele, Win Rosenfeld, Ian Cooper, Jamal Watson Anno: 2025 Durata: 96 minuti Paese: USA Produzione: Monkeypaw Productions Distribuzione: Universal Pictures