La Cronologia dell’Acqua – The Chronology of Water – Recensione del Film d’Esordio alla regia di Kristen Stewart

La Cronologia dell’Acqua – The Chronology of Water – Recensione del Film d’Esordio alla regia di Kristen Stewart

La Cronologia dell’Acqua: presentato in anteprima mondiale a Cannes 2025 nella sezione Un Certain Regard, in sala il lungometraggio d’esordio alla regia della controversa protagonista di Twilight Kristen Stewart accolto con una lunga standing ovation dalla sala.

Con La Cronologia dell’AcquaKristen Stewart riesce nella difficile impresa di compiere un esordio alla regia che rifiuta qualsiasi forma di rassicurazione narrativa. Non un biopic, né un racconto di formazione classico ma piuttosto un’immersione sensoriale nella memoria traumatica che sceglie di evocare le ferite invece che di spiegarle.

Una necessità artistica questa che hanno condotto la neoregista a rinunciare alla linearità narrativa – visto che la memoria non è mai ordinata in maniera cronologica nella nostra mente – ma un flusso emotivo, proprio come l’acqua evocata dal titolo. Cronologia che non a caso nell’opera è continuamente spezzata, in un flusso nel quale passato e presente si sovrappongono e i ricordi irrompono con la violenza tipica del trauma. La Stewart costruisce questa sua opera prima con un linguaggio cinematografico frammentato, fatto di immagini che sembrano affiorare dall’inconscio. Come dichiarato dalla stessa regista questo non è un film sulle cose che sono successe ma su cosa facciamo con le cose che ci accadono.

Più che raccontare una vita La Cronologia dell’Acqua tenta infatti di restituire allo spettatore l’esperienza della sopravvivenza con risultati a volte discontinui ma sicuramente attraverso immagini che continuano a galleggiare nella memoria dopo i titoli di coda e che lasciano una potente impronta emotiva difficile da decifrare nell’immediato. Girato in 16 mm, il film possiede una grana fisica e materica che trasforma ogni inquadratura in una memoria imperfetta, sporca, dolorosamente viva.

Tratto dal memoir autobiografico di Lidia Yuknavitch, il lungometraggio segue il doloroso percorso di una donna segnata da abusi, dipendenze e perdite, che trova nella scrittura e nel corpo gli strumenti per esprimere sé stessa. Ma è anche un’opera di violenza strutturale sul femminile che attraversa il corpo e la memoria, e che il suo cinema può rendere percepibile senza necessariamente rappresentarla in modo esplicito. Un’opera autobiografica indiretta e un manifesto poetico sul modo in cui gli esseri umani trasformano il dolore in identità, linguaggio e arte.

La Stewart ha raccontato di aver scoperto il memoir della Yuknavitch quasi otto anni prima dell’uscita del film e di essersene innamorata immediatamente definendolo un testo sacro che fin dalla prima lettura ha sentito il bisogno di trasformare in cinema.

“È diventato un testo sacro per me da un giorno all’altro”

Kristen Stewart

Laddove molti esordi dietro la macchina da presa cercano equilibrio e controllo, la Stewart sceglie l’eccesso. A volte il film rischia a tratti di smarrirsi nella propria ambizione estetica costruita attraverso una serie di manierismi che potrebbero risultare indigesti ad alcuni. Tra questi sicuramente il montaggio ellittico, la voce fuori campo che accompagna tutto il film che richiama a suggestioni malikiane e la ricerca continua di suggestioni visive in una ricerca stilistica che rischia a volte di sovrastare il racconto. Eppure sono proprio queste caratteristiche a rendere La Cronologia dell’Acqua un’opera che cattura prepotentemente l’attenzione. Non cerca la pulizia narrativa né la sintesi psicologica ma vuole restituire la confusione, il caos e la frammentarietà dell’esperienza umana. Il risultato è un film spesso scomodo, talvolta estenuante, ma animato da una sincerità artistica rara nel cinema contemporaneo e da una straordinaria cura estetica. Un esordio dotato di grande coraggio in cui la Stewart dimostra di avere già una visione personale riconoscibile con il quale la regista ha scelto la strada più radicale e meno conciliativa con il pubblico, puntando su un cinema d’autore molto vicino alla sensibilità dei registi indipendenti con cui ha lavorato negli ultimi quindici anni.

Cannes 2025 la pellicola ha registrato una accoglienza calorosa ed emotiva, per nulla scontata considerato il carattere sperimentale e per nulla commerciale dell’opera coaudiuvata anche dalla vibrante interpretazione di Imogen Poots il cui corpo è il vero campo di battaglia del film. Luogo di violenza, desiderio, vergogna e rinascita. Un lavoro attoriale magistrale che riesce a restituire l’intensità di una esperienza di vita complessa che evita qualsiasi compiacimento melodrammatico ma anima una protagonista contraddittoria, autodistruttiva, spesso difficile da amare, ma impossibile da ignorare.

Un’opera intensa, poetica, profondamente viscerale attraverso la quale la Stewart emerge come grande promessa del cinema che forse ha iniziato ad abbracciare pienamente la sua vocazione.

 La Cronologia dell’Acqua vi aspetta al cinema dal 11 giugno 2026 grazie a Wanted Cinema.

RegiaKristen Stewart Soggetto: Lidia Yuknavitch Sceneggiatura: Kristen Stewart, Andy Mingo Con:  Imogen Poots, Thora Birch, Earl Cave, Michael Epp, Susannah Flood, Kim Gordon, Jim Belushi, Julienne Restall, Tom Sturridge, Anna Wittowsky Durata: 90 minuti Anno: 2026 Paese: USA Produzione: Scott Free Productions, Forma Pro Films, CG Cinéma, Nevermind Pictures, Fremante, Curious Gremlin, Lorem Ipsum Entertainment, Scala Films DistribuzioneWanted Cinema

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