La voce di Hind Rajab (The Voice of Hind Rajab): presentato in anteprima mondiale all’82esima Mostra del Cinema di Venezia, arriva in sala la pellicola tratta da una storia vera che ha registrato la più lunga standing ovation – oltre 24 minuti – che si sia mai registrata alla Mostra del Cinema. Vincitore del Leone d’Argento e Gran Premio della Giuria.
Gennaio 2024, Hind Rajab è una bambina palestinese di sei anni rimasta intrappolata in una automobile sotto la pioggia di proiettili dell’inferno di Gaza, mentre è al telefono con i soccorsi i suoi familiari vengono trivellati accanto a lei. Il racconto successivo sono le ore di disperata attesa della piccola, attraverso le registrazioni telefoniche originali tra Hind e degli operatori, nel tentativo di organizzare un soccorso per la piccola da parte della Mezzaluna Rossa palestinese.
Come per altri capolavori recenti tra i quali La Zona di Interesse (giustamente vincitore dell’Oscar 2024 per il sonoro) che hanno utilizzato lo strumento dell’audio come mezzo principale per testimoniare il male assoluto anche in questo caso la voce registrata di Hind è la vera protagonista di questa potente pellicola. Un commento sonoro quello utilizzato, che si avvale della voce originale della piccola e in parte dei suoi soccorritori, che finisce quindi per saturare lo schermo diventando il protagonista assoluto di un’opera nella quale la regista ha scelto volutamente di ridurre al minimo le immagini di guerra diretta, affidandosi invece al potere evocativo del suono.
Cinema povero di immagini quindi, ma saturo del senso di una contemporaneità tragica nella quale la violenza sfocia in tutte le forme possibili e nessuno limite può essere messo ad essa. Ogni telefonata, ogni silenzio, ogni sguardo degli operatori diventa il tassello di un mosaico di impotenza in una spirale asfissiante di lentezza e ripetitività che si rifiuta di compiacere lo spettatore e che rispecchia l’esperienza di chi ha vissuto quella tragica notte nella quale forse le illusioni della società civile mondiale sono definitivamente morte.
La regia di Kaouther Ben Hania, già regista di Quattro figlie, è un lavoro di sottrazione che non cede a virtuosismi o alcuna forma retorica. Gran parte del film si svolge in spazi chiusi e asfittici della centrale operativa della Mezzaluna Rossa. Ambientazioni minimali e claustrofobiche che diventano una metafora dello stato di impotenza degli operatori che cercano disperate vie di uscita. Costruito volutamente attraverso una straziante dilatazione temporale La voce di Hind Rajab costringe lo spettatore a condividere la stessa attesa senza esito vissuta da Hind e dei suoi soccorritori che lottano contro il tempo. Scelte artistiche precise che non cercano di compiacere nessuno ma di far sentire lo spettatore impotente, conferirgli consapevolezza e scuoterlo.
Solo 8 minuti distano tra l’ambulanza e la macchina trivellata di colpi nella quale Hindi implora gli operatori al telefono coperta dal sangue dei suoi familiari eppure le devastanti contingenze e un soffocante apparato burocratico, che ironicamente prevende anche autorizzazioni israeliane, impediscono qualsiasi forma di aiuto.
«Al centro di questo film c’è qualcosa di molto semplice e molto difficile da tollerare. Non posso accettare un mondo in cui un bambino chiede aiuto e nessuno accorre. Quel dolore, quel fallimento, appartiene a tutti noi. Questa storia non riguarda solo Gaza. Parla di un dolore universale. E credo che la finzione (soprattutto quando attinge a eventi verificati, dolorosi, reali) sia lo strumento più potente del cinema. Più potente del rumore delle ultime notizie o dell’oblio dello scorrimento. Il cinema può conservare una memoria. Il cinema può resistere all’amnesia. Possa la voce di Hind Rajab essere ascoltata”.
La Regista Kawthar Ibn Haniyya
Non è cinema d’intrattenimento questo, è cinema doveroso. La scelta di non offrire una catarsi finale, ma solo la realtà crudele, rende l’opera scomoda quanto necessaria. Una pellicola che non è spettacolo ma esperienza etica, che costringe lo spettatore ad ascoltare la straziante voce di una bambina che chiede aiuto nella consapevolezza che non ci sarà modo di salvarla. Un atto politico che si rifiuta di permettere che la storia di Hind cada nell’oblio mediatico della sovraesposizione di orrori ai quali siamo tutti quotidianamente e alla quale stiamo triitemente facendo il callo.
Rimane l’amaro in bocca che il Leone d’oro mancato per un’opera la cui eco va ben al di là di un riconoscimento cinematografico ma che avrebbe sancito che una parte rilevante del cinema mondiale quanto alcuni valori vadano al di là di qualsiasi altra cosa. Nella speranza che, come fu per No Other Land, il giusto riconoscimento venga dalla Accademy ai prossimi Oscar concludiamo la visione nella triste consapevolezza quando si fa la storia pochi si dimostrano all’altezza.
Per quanto vale, per noi La voce di Hind Rajab è l’unico Leone d’oro possibile.
La voce di Hind Rajab (The Voice of Hind Rajab) vi aspetta al cinema a partire dal 25 settembre 2025 grazie a I Wonder Pictures.
Regia: Kaouther Ben Hania Sceneggiatura: Kaouther Ben Hania Con: Rana Hasan Faqih, Nisrin Jaris Qawwas, Umar A. al-Qam, Amir Hulayhil Anno: 2025 Durata: 89 min Paese: Tunisia, Francia, Regno Unito, Stati Uniti d’America Produzione: Mime Films, Tanit Films, RaeFilm Studios, JW Films Production Produttore Esecutivo: Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonathan Glazer, Alfonso Cuarón, Guillaume Rambourg, Sarah Rambourg, Elizabeth Woodward, Sawsan Asfari, Ramez Sousou, Tiziana Sousou, Jemima Goldsmith, Ahmed Khan, Jorie Graham, Frank Giustra, Geralyn Dreyfous, Mohannad Malas, Farhana Bhula, Ali Ja’far, Samar Akrouk, Hana al-Omair, Hamza Ali, Badie Ali, Karim Ahmad, Michella Rivera-Gravage, Francesco Melzi d’Eril, Gabriele Moratti, Stephanie Olson, Erik Nari Olson, Sabine Getty Distribuzione: I Wonder Pictures,