Marty Supreme: nella pellicola di Josh Safdie la mirabile ascesa di un personaggio liberamente ispirato alla figura di Marty Reisman per quello che è ad ora il più grande successo commerciale della casa di produzione che ha cambiato il volto del cinema indipendente e dell’entertainment moderno, la A24.
Marty Supreme è uno di quei film che entrano in sala con la pretesa di voler diventare di culto, e come il suo protagonista si propongono al pubblico con un atteggiamento di irriverente ostentazione e senza la pazienza di aspettare che il culto lo scelga davvero. E già questo, va detto, è di per sè parte del divertimento.
Ah, l’adorabile narcisista. Insopportabile nella vita, irresistibile sullo schermo. Quel tipo di protagonista che ama se stesso più di chiunque altro… e riesce comunque a farsi amare. Marty può essere definito come una rappresentazione fulgida di questo archetipo letterario e psichico che tanto ha dato all’arte di tutti i tempi.
Marty è nei fatti un talento fuori scala e fuori misura, animato da una fiducia in sé stesso che rasenta la fede religiosa. Seguiamo il suo percorso da outsider brillante a figura leggendaria nel proprio ambito che è una vera e propria celebrazione della autoefficacia personale. Il suo desiderio di primeggiare non è infatti solo ambizione, ma una vera e propria identità, rappresentata attraverso una trama che si muove tra competizione, performance e auto-mitizzazione. Marty non cerca semplicemente di vincere ma di imporsi come misura di tutte le cose, trasformando ogni sfida in un palcoscenico. Il suo talento è indiscutibile, ma è il suo ego — smisurato, teatrale, provocatorio — a trascinarlo in avanti in un susseguirsi di attriti con rivali, mentori e i gli inevitabili limiti del mondo reale.
La storia infatti più che svolgersi allo spettatore si esibisce, segue il suo protagonista talmente convinto della propria grandezza da far sembrare l’ego di certi biopic musicali un timido esercizio di autocritica. Marty non cammina ma avanza, non parla ma proclama, non sbaglia al massimo “anticipa il suo tempo”, sembra quasi citare Picasso con il suo “Io non cerco, io trovo”. Lo spettatore oramai avvezzo alla celebrazione di tanto adorabile narcisismo lo sa e ci gioca, lasciandosi conquistare da una pellicola che dipana sé stessa con una serietà così ostinata da diventare involontariamente comica che probabilmente era l’obiettivo della stessa, o forse no. Ed è qui il bello.
Man mano che il successo cresce, il film esplora il confine sottile tra grandezza e ossessione, tra il personaggio pubblico che Marty costruisce e la persona che rischia di perdersi dietro quella maschera. Marty Supreme non è tanto il racconto di una grande vittoria quanto il ritratto di un uomo che vive per dimostrare, In primis a sé stesso, di essere destinato a qualcosa di straordinario.
“Ho una missione. Vivo con la ferma convinzione che se credo in me stesso i soldi arriveranno.”
“Cosa farai se questo tuo sogno non dovesse realizzarsi?”
“Non mi passa nemmeno per la testa.”
Marty Supreme
Una pellicola quella di Marty Supreme che fa da contraltare alle stesse ambizioni artistiche nel suo interprete principale, Timothée Chalamet, che nelle conferenze stampa non fa mistero della sua stessa ricerca di grandezza nel cinema. Una ricerca perseguita in maniera metodica e disciplinata seppur senza eccedere mai nei toni triofalistici del suo protagonista ma dimostrando determinazione nella ricerca della stessa. La sua è una ricerca dichiarata ma sempre filtrata da autoconsapevolezza e da un certo pudore generazionale.
Chalamet, cresciuto guardando i grandi del cinema (Pacino, DiCaprio, Phoenix), dichiara apertamente di voler “fare cose che restano” e di voler essere all’altezza di quella tradizione. Una visione nella quale l’ambizione è lavoro e disciplina, non il diritto naturale di un volto di un attore che sa di funzionare dietro la macchina da presa. La visione della grandezza personale non come stato di sicurezza assoluta, ma come tensione costante nella quale il sentirsi inadeguato diventa uno strumento e un motore per spingersi oltre. Un tratto ricorrente nelle sue interviste è infatti l’equilibrio tra rispetto quasi sacrale per il cinema e l’ironia su se stesso. Chalamet riconosce il rischio del narcisismo dell’attore ambizioso e lo disinnesca con battute, autoironia e riferimenti alla propria goffaggine. Una ricerca di grandezza non sta nel carisma personale, ma nel scomparire dentro ruoli complessi, personaggi che lo mettano in crisi e che lo costringano a trasformarsi, spesso più grandi della sua età o esperienza.
La regia è elegante, un po’ sopra le righe – come uno che indossa uno smoking anche per buttare la spazzatura – ma tecnicamente impeccabile ed emotivamente molto convinta di sé. La fotografia luccica, i movimenti di macchina sono fluidi con una evidente fascinazione per la grammatica cinematografica e le grande storie del passato. Ogni scena sembra dire allo spettatore: “Questo è grande cinema”. Tuttavia il tono oscilla continuamente tra epopea e parodia, la sceneggiatura è in tanti casi costellata da dialoghi che suonano come frasi motivazionali stampate su una tazza. Quando Marty Supreme è ironico, funziona e alla grande. Quando si prende sul serio, spesso diventa ironico lo stesso ma forse a sua insaputa. Un film che vuole raccontare l’ascesa di un mito e finisce per raccontare il fascino, e allo stesso tempo il ridicolo, dell’automitizzazione.
In conclusione, Marty Supreme non è tanto un film da capire quanto da godersi a pieno così come è, proprio come il suo protagonista, accettando il suo entusiasmo, la sua ambizione senza limiti, il suo bisogno costante di essere preso sul serio. Se vi lasciate andare, vi divertirete parecchio, se cercate misura e sobrietà beh, Marty non le ha mai conosciute e il film nemmeno. La storia di un talento enorme, di un ego ancora più grande, e di una corsa verso di una vetta in cui non è mai del tutto chiaro cosa ci sia davvero in cima.
Marty Supreme vi aspetta al cinema dal 22 gennaio 2026 grazie a I Wonder Pictures.
Regia: Josh Safdie Sceneggiatura: Ronald Bronstein, Josh Safdie Produttore: Josh Safdie, Ronald Bronstein, Eli Bush, Anthony Katagas, Timothée Chalamet Con: Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A’zion, Kevin O’Leary, Tyler, the Creator, Abel Ferrara, Fran Drescher Anno: 2026 Durata: 149 min Paese: USA Produzione: A24 Distribuzione: I Wonder Pictures