The Smashing Machine: Dwayne Johnson (The Rock) abbandona per la prima volta la corazza del superuomo e si concede come attore fragile, umano e dolente diventando il simbolo di quella virilità contemporanea che accetta di mostrarsi rotta. Leone d’Argento alla regia alla mostra del Cinema di Venezia 2025.
Tratto dalla vera storia del lottatore Mark Kerr, The Smashing Machine racconta la vita di un uomo e di un atleta che ha fatto del corpo la propria prigione. Leggendario lottatore di MMA degli anni ’90, noto per la sua potenza fisica devastante e la sua fragilità interiore, Kerr ha infatti avuto una vita di vertiginosi alti e bassi fatta di giorni di gloria nei tornei di Pride Fighting Championship fino al declino fisico segnato da dipendenze, depressione e difficoltà nella vita privata. Un campione all’apparenza imbattibile ma dipendente dagli oppiacei, innamorato e perduto, venerato e distrutto.
Questi ultimi anni hanno visto il tentativo collettivo di decostruire la mascholità tossica, in questo contesto i biopic sportivi sono diventati laboratori emotivi in cui il corpo maschile non è più un’armatura, ma una ferita aperta. The Smashing Machine si immette nella genealogia di questi biopic trasformando il corpo in un campo di battaglia interiore e portando questa trasformazione al suo punto estremo nel quale la macchina da guerra non è più un simbolo di potenza, ma un meccanismo logoro che implode sotto il peso delle aspettative.
Benny Safdie, con sguardo ruvido e a tratti incredibilmente tenero, demolisce il mito dell’uomo invincibile e per farlo utilizza Dwayne Johnson, simbolo stesso della virilità hollywoodiana che si mette a nudo, non solo fisicamente ma soprattutto emotivamente, portando su grande schermo il ritratto di una mascolinità non eroica ma umana. Johnson, abituato da decenni a distruggere tutto ciò che gli capita a tito, muri, auto, supercriminali, record al botteghino, in The Smashing Machine spacca altro, la sua stessa immagine, nel tentativo di raggiungere altre vette nella sua carriera.
Da questo punto di vista The Smashing Machine si allontana da tutti i clichè dei film di sport per diventare una riflessione sul peso del ruolo che la società assegna agli uomini quello di “macchine” performanti, impenetrabili, sempre vincenti. Non è infatti un film sportivo nel senso classico ma un dramma esistenziale travestito da storia di pugni in cui la macchina da presa resta incollata ai corpi ma non per esaltarne la potenza, ma per mostrarne la fatica, il sudore diventa colla e le vene corde tirate dalle troppe aspettativa. Mark Kerr è l’uomo che tutti vogliono vedere vincere, ma nessuno vuole davvero capire.
Dopo Uncut Gems e Good Time, Benny Safdie conferma la sua ossessione per i personaggi sull’orlo del collasso. Con la sua regia nervosa e febbrile, ci trascina in un mondo dove la violenza non è spettacolo ma confessione. Ogni colpo, ogni allenamento, ogni silenzio pesa come un peccato da espiare. Il ring non è più una gloria da conquistare, ma un confessionale in cui l’anima sanguina. Con la sua macchina da presa è iperrealista, segue i corpi sudati, i volti feriti, le stanze piccole e le notti insonni restituiendo la brutalità dello sport senza spettacolarizzarla, mostrandola come una forma di autodistruzione mascherata da competizione.
in buona sostanza The Smashing Machine è un film è intenso ma non perfetto, come il suo protagonista che è un antieroe contemporaneo. Un’opera nella quale il focus non è vincere ma sopravvivere a se stessi ed è celebrata la poetica del caos e di quelle esistenze in frantumi nelle quali il fallimento sembra essere l’unica forma di salvezza.
The Smashing Machine vi aspetta al cinema dal 19 novembre 2025 grazie a I Wonder Pictures.
Regia: Benny Safdie Sceneggiatura: Benny Safdie Con: Dwayne Johnson, Emily Blunt, Lyndsey Gavin, Oleksandr Usyk Anno: 2025 Durata: 123 min Paese: USA Produzione: A24 Distribuzione: I Wonder Pictures