Together – Recensione del film diretto da Michael Shanks con Alison Brie e Dave Franco

Together – Recensione del film diretto da Michael Shanks con Alison Brie e Dave Franco

Together: in sala il body horror dalle declinazioni psicologiche che riflette sulla la dipendenza di coppia nella contemporaneità e strizza l’occhio ai maestri del genere, a partire da Cronenberg.

Tim e Millie, sono una coppia di lungo corso che comincia a soffrire di alcune evidenti crepe nel loro legame d’amore. Millie accetta un impiego lontano dalla città, decidono quindi di lasciare famiglia e amici e di trasferirsi in una casa isolata in prossimità di una foresta con il tentativo di ricominciare. Presto però le cose prendono una piega inquietante, durante un’escursione finiscono in una grotta e Tim beve da una fonte sotterranea. Da quel momento una forza misteriosa comincia a fonderli progressivamente, il corpo, il sé, l’identità di ciascuno iniziano ad amalgamarsi contro la loro volontà.

il regista Michael Shanks in Together sceglie di utilizzare l’immagine di questa misteriosa fusione sovrannaturale come metafora – potente e disturbante – di una relazione che ha assunto fattezze di disfunzionalità, un livello di dipendenza talmente pervasiva da non permettere nessuna forma di differenziazione o autonomia nei suoi componenti.

Nella sua esplicitazione di questa immagine allegorica della dipendenza la pellicola allude addirittura alla filosofia Platonica con il suo racconto mitologico degli androgini (riportata da Aristofane nel Simposio di Platone). In questo mito in principio gli esseri umani erano di tre generi: maschile, femminile, androgino (composto da entrambi). Questi ultimi erano creature erano tanto forti e superbe da sfidare addirittura gli dèi. Zeus, per punirli senza distruggerli, decise di tagliarli a metà. A causa di questo ogni metà, rimasta sola e mutilata, da allora cerca disperatamente la propria parte mancante. Una visione nella quale l’amore, non è solo desiderio fisico ma è tensione a ritrovare l’unità originaria, a superare la mancanza, ricerca della completezza e della felicità perduta.

Questa è l’interpretazione più comune e diffusa del mito che tuttavia secondo alcuni potrebbe essere una semplice mistificazione. Il ramo platonico della filosofia gnostica sostiene infatti che la condanna alla divisione della quale l’umano è afflitto non fa allusione alla ricerca della parte mancate al di fuori di se stessi ma bensì alla necessità di unità interiore intesa come integrazione della propria parte femminile e maschile, della parte inconscia con quella conscia della psiche. A tal propositolo psichiatra Carl Gustav Jung, che ha lungamente studiato i miti e gli insegnamenti gnostici occidentali e orientali, nella sua visione della pratica psichica non propone una terapia che guarisce ma bensì una che sana la personalità, un percorso che accoglie gli aspetti rimossi dell’inconscio attraverso anche l’integrazione della propria parte femminile per gli uomini (anima) e della parte maschile nelle donne (animus). In questa ottica la ricerca della unità al di fuori da sè stessi finisce quindi per essere una mera rincorsa a qualcosa che non può essere trovato fuori e che porta solo a rapporti umani disfunzionali.

Cercare la felicità fuori di noi è come aspettare il sorgere del sole in una grotta rivolta a nord.

Proverbio Tibetano

Toghether tuttavia non si limita escusivamente ad esplorare le dinamiche psicologiche dei suoi personaggi ma spinge la riflessione anche su quelle strutture sociali collettive introiettate che in alcuni casi non fanno che cronicizzare le ferite personali che ciascuno di noi porta nella relazione di coppia.

A tal proposito secondo la attivista spagnola Brigitte Vasallo (Per una rivoluzione degli affetti. Pensiero monogamo e terrore poliamoroso edito da Effequ) le relazioni monogame, spesso assunte collettivamente come modello relazionale naturale, sono in realtà sono frutto di determinazioni culturali, storiche, sociali e per tanto non hanno nulla di naturale. Le società contemporanee, impregnate pervasivamente da tale pensiero monogamo, vivono di fatto agite da una struttura normativa che influenza non solo l’amore e le relazioni intime, ma anche aspetti più ampi della cultura come la visione della famiglia, dello stato e della identità stessa, in una visione della esistenza fatta di esclusività e possesso. Una struttura di pensiero talmente pervasiva e perniciosa da influenzare anche le esperienze alla apparenza poliamorose che spesso di fatto non riescono effettivamente ad uscire da una forma pensiero fatta di esclusivismo, possesso e gerarchie affettive.

Sembra in un certo senso alludere proprio a questo pensiero monogamo autoritario, come anche a quello eteronormativo, Together che rappresenta queste incontestabili e granitiche categorie di pensiero come una vera e propria setta che vede proprio nella cattiva interpretazione del mito Platonico dell’androgino la giustificazione filosofico/mistica di tante delle dipendenze relazionali alle quali siamo soggetti e che la cultura popolare tende a romanticizzare.

Together è un film che colpisce, che fa riflettere sulla deriva che può prendere la vita coppia in un momento storico nel quale le modalità collettive di relazione sono messe profondamente in discussione e nessuno ha più riferimenti chiari. L’idea di una fusione corporea come manifestazione concreta della codipendenza di coppia è ben usata come mezzo per esplorare dinamiche emotive di chi ha vissuto derive di questo tipo. La fusione corporea, in questo contesto, diventa una immagine potente come esperienza fisica, materica, traumatica, che impone uno specchio scomodo per lo spettatore.

Edidenti ancune alcune influenze del body horror classico (David Cronenberg in primis ma anche il recente riuscito The Substance) che sembrano più un tributo d’amore a questo cinema che un mezzo per instillare il classico senso di disgusto. Scelte stilistiche che non rendono il film meno valido, ma che potrebbero deludere in parte chi è particolarmente avvezzo al genere ed è a livelli splatter ben più spinti. Le trasformazioni fisiche, l’orrore corporeo, sono ben costruite anche se non completamente efficaci nel provocare disagio, repulsione, e quella sorta di fascinazione perversa così tipica di questo sottogenere.

Dal punto di vista della riuscita in termini di intrattenimento sicuramente è da evidenzare la bella la prova attoriale di Alison Brie e Dave Franco, che sono una coppia nella vita, capaci di portare intensità e una credibilità nei loro ruoli. La tensione emotiva, i momenti di crisi, le insofferenze reciproche risultano verosimili e evidenziano la loro alchimia anche sul set.

In buona sostanza Together è un horror che non provoca urla strazianti e saldi dalla sedia ma che indaga in forma sofisticata i legami umani, i sentimenti repressi, le aspettative sociali e collettive dalle quale viviamo costantemente agiti in forma totalmente inconscia. Una buona scelta per chi vuole di più che il mero intrattenimento in sala.

Together vi attende al cinema a partire dal 1 Ottobre 2025 grazie I Wonder Pictures.

Regia: Michael Shanks Sceneggiatura: Michael Shanks Con: Dave Franco, Alison Brie, Damon Herriman Anno: 2025 Durata: 102 min Paese: Stati Uniti d’America Produzione: Picturestart, Tango Entertainment, 30West1.21, Princess Pictures DistribuzioneI Wonder Pictures

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