Tuner – Recensione del Film del premio Oscar Daniel Roher con Dustin Hoffman e Leo Woodall

Tuner – Recensione del Film del premio Oscar Daniel Roher con Dustin Hoffman e Leo Woodall

Tuner: il regista premio Oscar Daniel Roher torna al cinema con un Thriller sulla avvincente storia di un accordatore dotato di un udito eccezionale che si ritrova coinvolto in un pericoloso gioco tra musica, segreti e criminalità.

Ci sono film che puntano tutto sull’originalità dell’idea e altri che prendono vita orchestrando materiali già noti, possiamo dire che Tuner appartiene alla seconda categoria. Daniel Roher, già premio Oscar nel 2023 per Navalny, prende infatti il thriller metropolitano, il racconto di formazione, il noir musicale e il mélo romantico e li accorda come i pianoforti del suo protagonista costruendo una pellicola sorprendentemente compatta e godibile.

Niki White, è un ex prodigio del piano costretto ad abbandonare la carriera per una forma devastante di iperacusia, è uno di quei personaggi che il cinema americano sembra aver dimenticato. Fragili e malinconici ma mai vittimisti. Leo Woodall gli presta il suo corpo nervoso, sempre in ascolto del mondo, come se ogni stanza fosse una partitura da decifrare. La sua interpretazione evita accuratamente il cliché del genio tormentato e trova invece qualcosa di più interessante, la reppresentazione di un uomo che ha trasformato una mutilazione sensoriale in metodo di sopravvivenza.

L’intuizione migliore della pellicola è forse quella di trasformare il suono in tensione narrativa. Quando Niki apre una cassaforte ascoltandone i meccanismi interni come fossero armonie dissonanti, Tuner smette di essere un semplice heist movie e diventa quasi un esercizio percettivo a cui è invitato anche lo spettatore. La provenienza documentristica di Roher è evidente nella attenzione quasi fisica per i rumori, i silenzi, gli spazi acustici. Certo, la sceneggiatura non reinventa nulla, gli archetipi cinematografici a cui si fa riferimento sono evidenti. Il mentore consumato dal tempo (un Dustin Hoffman magnificamente crepuscolare), un amore che rappresenta una possibile via di fuga, il crimine come deriva quasi inevitabile. Roher tuttavia ha il buon gusto di non scambiare mai la citazione per nostalgia sterile.

La New York del film è fotografata come una città notturna e vacua, fatta di appartamenti troppo ricchi nei quali il lusso è una landa desolata in cui non vive più alcuna forma di desiderio. E’ tuttavia anche uno spazio in cui protagonista svicola continuamente con il suo furgone nel tentativo di evitare rumori che percepisce come una aggressione acustica continua. Anche la relazione con Ruthie, interpretata da Havana Rose Liu, trova una delicatezza rara nel cinema di genere contemporaneo, capace di umanizzare il thriller con una dolcezza fuori tempo che non eravamo più abituati a vedere su grande schermo.

Il limite di Tuner è forse il suo stesso controllo. Tutto è calibrato con tale precisione da lasciare poco spazio al caos, al rischio vero. Alcuni snodi narrativi arrivano con troppo anticipo e il finale, pur elegante, non possiede la forza emotiva che il film promette nelle sue scene migliori.

Roher realizza soprattutto una cosa sempre più rara, un film adulto di genere, raffinato ma accessibile, costruito attorno agli attori, ai tempi del racconto e alla materialità del cinema. E oggi, in un panorama dominato da franchise esausti e thriller algoritmici, non è poco.

Tuner dal 28 maggio 2026 al cinema grazie a Notorious Pictures.

RegiaDaniel Roher Soggetto: Daniel Roher, Robert Ramsey Con: Leo Woodall, Havana Rose Liu, Lior Raz, Tovah Feldshuh, Jean Reno e Dustin Hoffman Durata: 110 minuti Paese: USA Anno: 2026 DistribuzioneNotorious Pictures

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *