Ozzy & Black Sabbath: Back To The Beginning: in sala per un evento speciale solo il 28 e 29 Ottobre 2026 la cerimonia d’addio in cui l’heavy metal celebra se stesso con la delicatezza di un martello pneumatico alle sette del mattino.
Il 5 luglio 2025, a Birmingham, Ozzy Osbourne torna sul palco per quello che sarà il suo ultimo concerto. Ozzy infatti è morto il appena diciassette giorni dopo quel concerto che ha già il sapore della leggenda.
Il titolo dell’evento, Back to the Beginning, è perfetto. Si torna infatti alle origini, alle radici dell’heavy metal, al luogo in cui tutto è cominciato. E, soprattutto, al punto in cui il volume era già troppo alto per sentire le raccomandazioni dei medici. Tornare all’inizio significa tornare a Birmingham, alle origini operaie dei Black Sabbath, a quel suono cupo, pesante e disturbante che contribuì a ridefinire il rock ma significa anche tornare a Ozzy, alla sua voce inconfondibile, alla sua presenza scenica imprevedibile, alla sua umanità disarmante, spesso nascosta dietro la maschera del folle, del provocatore e del Principe delle Tenebre.
Ci sono artisti che, arrivati alla fine della carriera, scelgono un congedo discreto. Un’intervista in bianco e nero, qualche fotografia d’archivio, un pianoforte malinconico in sottofondo e tanti ringraziamenti. Poi c’è Ozzy Osbourne, che per salutare il mondo decide di radunare i Black Sabbath, una folla oceanica e una quantità di decibel sufficiente a far tremare le fondamenta dell’aldilà. Del resto, stiamo parlando dei Black Sabbath. Pretendere sobrietà sarebbe come chiedere a Ozzy di presentarsi a un concerto con un cardigan beige e una tisana alla camomilla.
Il documentario cattura l’atmosfera di una celebrazione che oscilla continuamente tra il trionfo musicale e il commiato. Da una parte, musicisti e pubblico rendono omaggio a una band che ha cambiato la storia del rock; dall’altra, c’è la consapevolezza che non si tratta di un concerto come gli altri.
Ozzy si esibisce seduto su un trono, perché il fisico non gli consente più di affrontare il palco come faceva un tempo. Ma il vecchio Principe delle Tenebre non ha alcuna intenzione di ritirarsi in silenzio. Se il corpo ha deciso di rallentare, la leggenda continua a correre. E così, mentre altri artisti della sua generazione si dedicano al giardinaggio o raccontano per la centesima volta quanto fosse bella Woodstock, Ozzy sceglie di salutare il pubblico circondato da amplificatori, riff monumentali e una folla che probabilmente non ha ancora recuperato del tutto l’udito.
Rivedere insieme Ozzy, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward significa assistere a una riunione di famiglia. Una famiglia nella quale, invece di discutere dell’eredità della nonna, si discute di riff, distorsioni e di chi abbia contribuito maggiormente a rendere il mondo un posto musicalmente più cupo. I Black Sabbath non hanno semplicemente inventato un genere, hanno dimostrato che si poteva prendere il blues, rallentarlo, renderlo minaccioso e trasformarlo nella colonna sonora perfetta per chiunque avesse voglia di spaventare i vicini.
Il documentario celebra questa eredità con la dovuta solennità, alternando esibizioni e omaggi di musicisti che devono molto alla band di Birmingham. E qui emerge il paradosso che una musica nata per essere pericolosa è diventata patrimonio culturale, celebrata da artisti di ogni generazione. Il metal, insomma, è riuscito nell’impresa di diventare rispettabile. Una notizia che avrebbe probabilmente fatto sorridere il giovane Ozzy, quello che sembrava incapace di attraversare una giornata senza trasformarla in un episodio di cronaca. Tony Iommi, dal canto suo, dimostra ancora una volta che per essere un gigante della chitarra non servono corse forsennate sul palco o acrobazie da circo. Bastano le dita giuste, un riff micidiale e la capacità di far sembrare una semplice successione di note l’annuncio dell’apocalisse.
Il vero protagonista, naturalmente, resta Ozzy. cantante, icona pop, personaggio televisivo involontariamente comico e dimostrazione vivente del fatto che la realtà, quando vuole, sa essere molto più assurda della fantasia. Perché Ozzy non è mai stato un artista da giudicare soltanto sulla base della tecnica vocale o della compostezza scenica. È stato un personaggio capace di trasformare i propri difetti in leggenda, la propria eccentricità in linguaggio popolare e la propria fragilità in qualcosa con cui milioni di persone hanno imparato a identificarsi.
Per decenni ha incarnato l’immagine della rockstar imprevedibile, quella per cui ogni intervista poteva trasformarsi in una storia surreale e ogni apparizione pubblica in un potenziale problema per gli organizzatori. La sua fama è stata costruita tanto sulla musica quanto sugli eccessi, sulle dichiarazioni improbabili e su un talento quasi soprannaturale per trovarsi al centro di situazioni che nessun ufficio stampa avrebbe mai saputo inventare. Eppure, in Back to the Beginning, questa figura grottesca e gigantesca lascia spazio a qualcosa di più tenero.
Il trono su cui siede è quasi una dichiarazione programmatica. Il Re non può più passeggiare per il regno, ma resta pur sempre il re. La voce è quella di un uomo che ha attraversato decenni di eccessi, successi e problemi di salute; il carisma, invece, non sembra aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sul pensionamento.
C’è qualcosa di irresistibilmente ironico in questa immagine. Ozzy, che per tutta la vita ha flirtato con l’immaginario della morte, si ritrova a offrire uno degli spettacoli più commoventi della propria carriera proprio quando la fragilità diventa impossibile da ignorare. Non è più necessario mordere teste di pipistrello, provocare scandali o fare qualsiasi altra cosa possa finire sui giornali. Ora basta esserci. E funziona.
Naturalmente quando si organizza un gigantesco omaggio a una leggenda, il rischio è quello di trasformare il racconto in una lunga cerimonia di canonizzazione. Tutti sono grati, tutti sono commossi, tutti riconoscono l’importanza storica dei Black Sabbath. A un certo punto viene quasi da chiedersi se qualcuno abbia mai avuto una discussione con questi signori o se, negli anni Settanta, si limitassero a scambiarsi complimenti tra un riff e una birra.
È il limite tipico delle celebrazioni musicali. La storia viene ripulita dalle asperità diventando culto, le contraddizioni diventano aneddoti pittoreschi e i conflitti rischiano di scomparire sotto una montagna di riverenza. Chi cerca un’indagine approfondita sulle tensioni interne alla band, sulle dipendenze, sui rapporti personali o sui meccanismi dell’industria musicale potrebbe rimanere deluso. Qui si preferisce celebrare, ricordare e suonare forte. Ma, a essere onesti, forse non era questa l’occasione per una seduta di psicoanalisi collettiva. Non si organizza un ultimo concerto dei Black Sabbath per chiedere ai partecipanti di compilare un questionario sulla gestione dei conflitti. Nei fatti Back to the Beginning non cerca particolari rivoluzioni narrative, non scava in profondità e ogni tanto indulge nella venerazione collettiva ma quando la musica prende il sopravvento, tutte queste riserve passano in secondo piano.
La morte pochissimi giorni dopo il concerto trasforma retrospettivamente Back to the Beginning in qualcosa di più di un addio artistico. È l’ultima testimonianza pubblica di un uomo che, nonostante le condizioni di salute, ha voluto tornare sul palco per salutare il proprio pubblico. Qui l’ironia si ferma, almeno per un momento. Perché Ozzy ha trascorso la carriera a giocare con il macabro, a trasformare la morte in un elemento dello spettacolo e a costruire un personaggio che sembrava indistruttibile proprio perché non prendeva mai troppo sul serio se stesso. Eppure, alla fine, il suo ultimo atto pubblico non ha bisogno di alcuna provocazione.
Il documentario restituisce tutto questo senza pretendere di risolvere il mistero di un uomo che, per certi versi, è sempre sembrato un personaggio uscito da una barzelletta raccontata all’inferno. Il Principe delle Tenebre si congeda senza bisogno di effetti speciali. Per una volta, è la realtà a occuparsi della sceneggiatura.
Ozzy & Black Sabbath: Back To The Beginning vi aspetta al cinema solo il 28 e 29 Ottobre 2026.
Regia: Ben Wainwright-Pearce Durata: 146 minuti Direzione Musicale: Tom Morello Produzione: Paramount+ Distribuzione: Nexo Studios Anno: 2026