Her Private Hell: presentato in anteprima a Cannes 2026 Nicolas Winding Refn torna al cinema con un incubo neon tra violenza, desiderio e ossessione. Due storie destinate a incontrarsi trascinano lo spettatore in un universo infernale nel quale il bisogno di controllo si trasforma progressivamente in una condanna.
L’ultima fatica cinematografica di Nicolas Winding Refn si costruisce intorno alla vicenda di una donna intrappolata in un ambiente dominato da rapporti che mescolano potere, seduzione e violenza, immersa in uno spazio che diventa una sorta di prigione dalla quale diventa sempre più difficile uscire. Un percorso che la costringe a fare i conti con gli spazi cntonii dell’esistenza in un simbolico percorso nell’Ade per sfuggire alle molteplici forme di controllo alle quali è sottoposta.
Il motivo del viaggio negli inferi per salvare o riportare alla vita qualcuno è uno dei nuclei più antichi e potenti delle mitologie di tutto il mondo. L’eroe attraversa il confine tra vivi e morti, affronta le leggi dell’oltretomba e tenta di strappare alla morte una persona amata ed in ultima analisi sè stesso. È una struttura narrativa che ritorna continuamente dalla mitologia fino alla letteratura, al cinema e alla cultura contemporanea nel quale l’eroe a volte torna vincitore a volte no e che rappresenta uno dei problemi esistenziali e filosofici più rappresentati al mondo. Se nella mitologia l’oggetto della ricerca è la persona amata (Orfeo e Euridice), un figlio (Demetra e Perfefone), un genitore (Dioniso e Semele), Refn in questa sua opera problematizza il dolore straziante di un padre che ha perso l’amata figlioletta (o la propria anima come direbbe Jung…) e di come questo amore possa rimanere cristallizzato nel profondo e creare devastanti mostri interiori.
Senza dubbio il tema del controllo è infatti una chiavi di lettura della pellicola e una dimensione principe nella cinematografia del regista danese. In Refn il controllo non è soltanto un tema narrativo ma una vera e propria struttura del suo cinema. In Drive il controllo riguarda la repressione della violenza, in Only God Forgives diventa controllo attraverso la vendetta, in The Neon Demon passa attraverso il corpo femminile e lo sguardo su di esso. I suoi personaggi cercano infatti continuamente di controllare qualcosa, il proprio corpo, l’avversario, il desiderio, la violenza, la propria immagine in un tentativo di dominio finisce quasi sempre per trasformarsi in una forma di prigionia.
Nella problematizzazione cinematografica del tema del controllo Refn introduce il paradosso fondamentale di colui che controlla che rischia a sua volta di diventare prigioniero del proprio bisogno. I suoi personaggi non sono semplicemente dominatori e vittime ma spesso individui incapaci di uscire dai meccanismi che hanno costruito. La violenza che dovrebbe garantire il dominio finisce per governare chi la esercita. Anche lo stile del regista riflette questa ossessione. Refn costruisce personaggi e restituisce immagini terribilmente controllate fatte di composizioni geometriche, movimenti misurati, tempi dilatati ed un uso maniacale della luce. Il controllo raccontato dai suoi film è quindi anche il controllo esercitato dal regista sull’immagine ed è proprio qui che emerge più esplicitamente la sua cifra autoriale. I personaggi combattono per controllare il proprio mondo mentre Refn controlla minuziosamente lo sguardo dello spettatore su di essi.
In Her Private Hell questo tema assume una forma ancora più esplicita, il controllo viene esercitato attraverso lo sguardo e il desiderio. Il corpo della protagonista diventa così il luogo concreto sul quale si combatte questa guerra di potere, la dimensione erotica non è separata dalla violenza, entrambe nate dalla stessa esigenza di possesso. Refn sposta il problema all’interno delle dinamiche familiari, controllare significa cercare di proteggere ciò che si ama ma anche non riuscire ad accettare che ciò che si ama possa sfuggire
Refn mette in scena una protagonista osservata, desiderata e manipolata, in una dimensione erotica patologica che si trasforma gradualmente in una forma di minaccia. Un meccanismo narrativo efficace nel quale la violenza non appare come un elemento improvviso ma come qualcosa che cresce lentamente all’interno delle relazioni. La sensualità rappresentata non è mai semplicemente erotica, dietro ogni momento di apparente intimità si avverte la possibilità della sopraffazione. I rapporti personali diventano quindi una partita di dominio nella quale desiderio, paura e aggressività si alimentano reciprocamente. Anche la costruzione visiva contribuisce in maniera decisiva al risultato. Gli ambienti chiusi, le inquadrature insistite sui corpi e l’uso della luce creano una sensazione di isolamento crescente.
Nella sua narrazione il regista non cerca realismo ma una rappresentazione fisica e simbolica della condizione della protagonista nella quale più la vicenda procede, più lo spazio sembra restringersi intorno a lei. Il film funziona soprattutto nei momenti in cui questa tensione psicologica viene tradotta in azione e immagini concrete nella quale alcune sequenze hanno una crudezza volutamente disturbante che evidenzia come la violenza possa nascere direttamente da rapporti fondati sul possesso e sulla manipolazione.
Il problema principale della cinematografia di Refn, come di questa sua ultima fatica, è tende a privilegiare l’atmosfera rispetto alla costruzione narrativa. Gli ambienti chiusi, i tempi dilatati, lo sguardo ossessivo sui corpi e la dimensione sensuale producono una forte tensione visiva, ma in alcuni passaggi rallentano il racconto senza aggiungere altrettanta profondità ai personaggi. Il film appare così più interessato a creare una sensazione di disagio che a sviluppare fino in fondo le conseguenze psicologiche della vicenda.
È proprio sul piano visivo infatti che Her Private Hell trova la sua identità. Refn dimostra di saper trasformare gli spazi in elementi drammatici. Stanze, corridoi e luoghi ossessivamente ordinati diventano progressivamente claustrofobici. La città futuristica avvolta dalla nebbia in cui è ambientato il film diventa una rappresentazione concreta di questa perdita di controllo. Lo spazio non è stabile, il racconto passa dalla realtà a dimensioni visionarie, dalla memoria all’allucinazione, rendendo sempre più difficile distinguere ciò che i personaggi possono governare da ciò che li governa. In questo contesto il corpo della protagonista diventa il centro dello sguardo e contemporaneamente il campo di battaglia sul quale si esercitano desiderio e potere. Ne emerge un’opera aspra e fisica, nella quale la tensione nasce meno dai colpi di scena che dalla progressiva consapevolezza che, per la protagonista, la vera minaccia non è un luogo particolare, ma il rapporto di dipendenza e controllo nel quale è stata trascinata.
Sicuramente Her Private Hell nasce da un’idea potente che il regista non sempre riesce a trasformare in una maniera completamente efficace che è sicuramente più riuscito nella estetica che nella scrittura. Quando Refn lavora sulle immagini, sulla tensione fisica e sull’ambiguità erotica, il film è incisivo e disturbante; quando deve dare maggiore spessore alla storia e ai personaggi, mostra invece qualche limite. La protagonista subisce gli eventi più di quanto riesca a determinare e il suo percorso psicologico avrebbe avuto bisogno di una maggiore elaborazione. Refn suggerisce traumi, ossessioni e rapporti di dipendenza ma spesso preferisce mostrarne i sintomi invece che esplorare le cause. Una scelta efficace sul piano sensoriale, ma che indebolisce la capacità di coinvolgimento emotivo dello spettatore.
Un’opera quindi visivamente potente, stilisticamente riconoscibile, ma narrativamente irregolar. Capace di creare un’atmosfera autenticamente inquietante ma che colpisce soprattutto per il disagio che riesce a produrre grazie alla sua estetica più che per la complessità della storia che racconta. Refn dimostra nuovamente di possedere il controllo dell’immagine, meno quello della drammaturgia. Coinvolge grazie alla sua estetica forte che è protagonista indiscussa della narrativa del regista ma lascia anche la sensazione di una storia che avrebbe potuto essere sviluppata con maggiore profondità.
Her Private Hell vi aspetta al cinema a partire dal 1 Ottobre 2026 grazie a MUBI.
Regia: Nicolas Winding Refn Sceneggiatura: Nicolas Winding Refn Con: Sophie Thatcher, Charles Melton, Havana Rose Liu, Kristine Froseth, Shioli Kutsuna, Aoi Yamada, Dougray Scott, Diego Calva, Hidetoshi Nishijima Anno: 2026 Paese: USA, Danimarca Durata: 110 minuti Produzione: Neon Distribuzione: MUBI