Primetime – Recensione del Film di Lance Oppenheim in concorso a Venezia 83 con Robert Pattinson

Primetime – Recensione del Film di Lance Oppenheim in concorso a Venezia 83 con Robert Pattinson

Primetime: Presentato in concorso a Venezia 83, arriva nelle sale la ipnotica ultima fatica di Lance Oppenheim sulla nascita della spettacolarizzazione del male come linguaggio televisivo.

Chris Hansen (Robert Pattinson) è un ambizioso giornalista reso celebre da To Catch a Predator, programma veramente trasmesso dalla NBC tra il 2004 e il 2007, durante il quale si seguono e filmano uomini accusati di incontrare minorenni adescati online che trasforma il tutto in un vero e proprio show televisivo.

La sua formazione di Lance Oppenheim è legata soprattutto al documentario ed è evidente il suo legame con questo genere in questa sua prima opera di Fiction. Primetime rappresenta infatti il suo passaggio alla finzione che però non è una rottura con il suo percorso precedente ma la conseguenza logica del suo cinema, il risultato naturale della sua ricerca nel quale è costantemente sfumato il confine tra realtà e finzione. Il filo conduttore è infatti molto preciso, Oppenheim è interessato alla zona in cui realtà e rappresentazione smettono di essere distinguibili.

Primetime è un film sulla televisione che finisce per comportarsi come la televisione che racconta. Il regista non realizza un semplice biopic ma un’opera che sviscera il meccanismo attraverso il quale la cronaca diventa show e l’indignazione morale si trasforma in audience, guardando al passato per fornire elementi per interpretare un presente nel quale nessuno di noi riesce più a riconoscere il limite fra realtà e intrettenimento.

Robert Pattinson (visto recentemente in The Drama e nell’Odissea di Nolan) è il centro magnetico del film. Hansen appare come un uomo che non si limita a condurre un programma ma costruisce progressivamente un personaggio televisivo, una maschera di autorevolezza e moralità che finisce per sovrapporsi alla sua identità e a fagocitarla insieme a tutto il resto della sua vita. Pattinson nella sua riuscita performance costruisce una figura caricaturale, grottesca, nervosa, narcisistica, costantemente impegnata a controllare il proprio ingresso in scena, la propria voce e il proprio ruolo davanti alla telecamera. Il suo Hansen, volutamente sgradevole, ci riporta l’immagine di un uomo che sembra avere bisogno della telecamera quasi quanto della missione che sostiene di perseguire. Un personaggio vuole controllare lo spettacolo, ma finisce per diventare lui stesso lo spettacolo.

Ed è proprio la performance il concetto chiave del film perchè in Primetime tutti recitano, Hansen, le vittime, gli investigatori, gli operatori televisivi e persino gli spettatori. La casa-trappola viene trasformata in un set, le telecamere nascoste moltiplicano i punti di vista e l’irruzione del conduttore diventa il momento culminante dello spettacolo in una sorta di realtà parallela nella quale gli abusi vengono canalizzati e organizzati secondo le regole della fiction con un protagonista, un antagonista, la costruzione della suspense e soprattutto un pubblico che deve assistere ad una catartica punizione.

Oppenheim porta questa logica direttamente dentro la forma estetica del film anche grazie alla efficace fotografia di David Bolen che recupera linguaggi visivi e stili tipici della televisione americana dei primi anni duemila e al febbrile montaggio di Daniel Garber. Non si ricerca un semplice effetto nostalgia, l’immagine televisiva diventa il punto di vista morale del film attraverso la quale vediamo il mondo come lo vedeva la macchina televisiva vent’anni fa, fatto di selezione, montaggio e spettacolarizzazione. Il risultato è un’opera efficacemente contaminata dal linguaggio televisivo che mette sotto accusa nel quale il confine tra inchiesta e spettacolo si dissolve davanti ai nostri occhi con Hansen che ad ogni episodio entra nella stanza, pronuncia le medesime battute, mette l’interlocutore di fronte alle proprie responsabilità e attende la reazione mimando i codici della serialità fine anni 90. Il limite di Primetime sta però nella sua stessa radicalità, lo stile estetico è il suo aspetto più riuscito che però rischia a tratti di essere più potente della drammaturgia. Il suo tono febbrile, allucinato e sopra le righe rischia a tratti di rendere il film più compiaciuto che realmente analitico, peccando in una certa mancanza di profondità nella rielaborazione dei personaggi che sono più caricaturali che sfaccettati.

L’aspetto più inquietante del film però è quello che ingaggia lo spettatore stesso. Oppenheim non si chiede soltanto se Hansen abbia oltrepassato il confine tra giornalismo e intrattenimento ma mette direttamente sotto esame il piacere dello spettatore davanti alla gogna indagando quanto è sottile la distanza tra il desiderio di giustizia e il desiderio di assistere all’umiliazione pubblica di qualcun altro. In questo quesito il film trova quindi il suo bersaglio più interessante non tanto nel singolo giornalista quanto nel sistema complessivo dello spettacolo. Hansen è il volto manifesto di un sistema di spettacolarizzazione del male fatto di produttori, telecamere, montaggio, sponsor, ascolti e pubblico che monetizzano su di una gigantesca proiezione dell’ombra collettiva. Il male che diventa materiale televisivo perché esiste una domanda di mercato disposta a guardarlo.

Il film è particolarmente riuscito quando mantiene questa ambiguità. Non offre una posizione rassicurante dalla quale lo spettatore possa giudicare Hansen sentendosi estraneo al meccanismo. La telecamera di Oppenheim diventa a sua volta una trappola e anche noi siamo seduti davanti ad uno spettacolo costruito attorno alla colpa, all’umiliazione e al desiderio di vedere cosa accadrà.

Primetime vi aspetta nelle sale italiane grazie a I Wonder Pictures a partire dal 15 ottobre 2026.

Regia: Lance Oppenheim Sceneggiatura: Ajon Singh Con: Robert Pattinson, Merritt Wever, Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers Anno: 2026 Durata: 110 min Paese: USA Produzione: A24, Range, Icki Eneo Arlo, Square Peg Distribuzione: I Wonder Pictures

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