Resident Evil – Recensione del Film di Zach Cregger con Austin Abrams

Resident Evil – Recensione del Film di Zach Cregger con Austin Abrams

Resident Evil: il ritorno dell’orrore biologico sul grande schermo. Zach Cregger rilancia la saga nata dall’universo di Capcom con una nuova storia di sopravvivenza tra mutazioni, creature mostruose e incubi apocalittici.

Nata nel 1996 da Capcom con il primo videogioco diretto da Shinji Mikami, la saga di Resident Evil ha trasformato la dimensione della paura da videogioco caratterizzandola attraverso l’atmosfera ma anche attraverso elementi di grandissima attualità come l’isolamento, esplorazione e scarsità delle risorse. Un successo planetario che ha ampiamente superato i confini del videogioco, generando film, serie televisive, romanzi, fumetti e merchandising e definendo una enorme influenza sulla cultura popolare che, insieme a pochi altri titoli, ha contribuito a definire l’immaginario contemporaneo dello zombie, dell’apocalisse biologica e dell’orrore tecnologico.

Al centro dell’universo di Resident Evil c’è la Umbrella Corporation, multinazionale farmaceutica coinvolta in esperimenti biologici clandestini, responsabile della diffusione del virus T e di armi biologiche che trasformano l’incubo scientifico in una minaccia globale, dando origine a una serie di creature mostruose come zombie e mutanti.

Le trasposizioni cinematografiche di Resident Evil costituiscono un caso particolare nel mondo dell’intrattenimento. Più che adattare fedelmente i videogiochi, hanno infatti progressivamente costruito un universo parallelo, utilizzandone personaggi, ambientazioni e mitologia. Nel corso degli anni infatti intorno alla saga è nato un vero e proprio universo narrativo, fatto di personaggi diventati iconici come Jill Valentine, Chris e Claire Redfield, Leon Kennedy, Ada Wong e Albert Wesker, che è passato dalle atmosfere claustrofobiche dei primi capitoli a horror sempre più spettacolari e cinematografici.

In primo luogo con il primo ciclo di film scritto o diretto da Paul W. S. Anderson, iniziato nel 2002 con Alice interpretata da Milla Jovovich, per poi proseguire con nel 2021 con Resident Evil: Welcome to Raccoon City, di Johannes Roberts, e ad altre versioni cinematografiche animate in CGI, più vicine alla continuità dei videogiochi. Il cinema ha quindi di fatto prodotto due Resident Evil diversi, da un lato la spettacolare saga di Anderson, più libera e orientata all’action, dall’altra i film CGI e Welcome to Raccoon City, maggiormente legati alla mitologia videoludica. Paradossalmente, proprio questa distanza dal materiale originale ha contribuito al successo della prima serie del Resident Evil cinematografico che non è semplicemente la versione cinematografica del videogioco, ma una sua mutazione.

Zach Cregger (Weapons, Barbarian), con questa nuova versione tenta un’operazione ambiziosa, riportare al cinema l’orrore biologico della saga liberandolo dal peso delle precedenti trasposizioni e recuperando soprattutto una delle dimensioni primarie del videogioco, la sensazione di essere un uomo qualunque precipitato in un mondo improvvisamente diventato ostile. Il protagonista non è infatti un supereroe né uno dei celebri personaggi della saga. È Bryan (Austin Abrams), un corriere medico interpretato da , che durante una notte apparentemente ordinaria si ritrova coinvolto in un’epidemia e in una corsa disperata per sopravvivere.

Una scelta narrativa significativa quella del regista che ha dichiarato di non voler essere appesantito dalla complessità di Resident Evil e di voler concentrarsi invece sul nucleo originario, il virus, le mutazioni e l’orrore della trasformazione biologica. Il punto più interessante del progetto è forse proprio questo, Cregger non sembra voler realizzare semplicemente un altro adattamento del videogioco, vuole reinventare il concetto cinematografico di Resident Evil nel quale il virus è una metafora potentissima. La paura non arriva dall’esterno ma nasce dentro di noi. È il nostro stesso organismo a diventare estraneo e a smettere ad appartenere a se stesso.

Lontano quindi dalla saga di Paul W. S. Anderson, nei quali Alice era diventata una vera e propria macchina da combattimento, Cregger compie il percorso inverso, togliendo potere al protagonista e restituendolo al mostro, ed incorporando elementi direttamente derivati dall’esperienza videoludica tra cui la progressione delle armi e la struttura narrativa concepita come una successione di ambienti e livelli. Dopo anni nei quali Resident Evil cinematografico è stato associato soprattutto all’action, alle esplosioni e alla figura di Alice, questa versione potrebbe rappresentare una sorta di ritorno all’origine fatto di corridoi, oscurità, contagio, solitudine e soprattutto paura dell’ignoto.

Una operazione quella di Cregger a nostro avviso riuscita, capace di mantenere questo equilibrio tra fedeltà allo spirito del videogioco e autonomia cinematografica, ma soprattutto altamente altamente godibile dal punto di vista dell’intrattenimento ricchissima com’è di momenti genuinamente esilaranti oltre che ad un apparato di citazioni che farà felici in particolare i fan di Stranger Things.

Resident Evil di Zach Cregger vi attende al cinema dal 17 settembre 2026.

Regia: Zach Cregger Sceneggiatura: Zach Cregger, Shay Hatten Con: Austin Abrams, Zach Cherry, Kali Reis, Paul Walter Hauser, Johnno Wilson Paese: USA Durata: 95 minuti Produzione: Sony Pictures Entertainment Italia Distribuzione: Eagle Pictures  Anno: 2026

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