Robin Hood – Il Prezzo del Sangue: in sala la prima versione cinematografica del mito che tratta apertamente il principe dei ladri come una bugia da decostruire.
C’era una volta un arciere che rubava ai ricchi per dare ai poveri ma Michael Sarnoski, il regista di Pig che ci ha insegnato a diffidare delle favole tranquillizzanti, prende quella leggenda e le spara una freccia dritta nel cuore.
Ogni generazione ha il suo Robin Hood ed è affascinante vedere come lo stesso mito venga riscritto a seconda dei tempi. Il capostipite del 1938, Le avventure di Robin Hood, può essere considerato come il modello aureo del genere cappa e spada in cui il protagonista è l’eroe solare per eccellenza, agile, spavaldo, sempre con la battuta pronta. Quello di Kevin Costner del 1991 (Robin Hood – Principe dei ladri) ha tutti gli stilemi del blockbuster anni ’90, romantico, epico e con un cattivo memorabile (Alan Rickman) capace di rubare la scena. Seguono la versione del 2010 di Ridley Scott, con Russell Crowe che è un prequel realistico in chiave storica e militare, la parodia di Mel Brooks del 1993 e l’esperimento di modernizzazione fallito del 2018 di Taron Egerton.
In questa nuova versione molto presto ci si accorge che Michael Sarnoski non ha alcuna intenzione di girare nulla di ciò che abbiamo già visto. Niente calzamaglie verdi, niente frecce che fischiano allegre tra le fronde di Sherwood, niente arco teso in controluce contro un tramonto da cartolina. Al suo posto, un uomo vecchio, ferito, che arrostisce conigli su un fuoco stentato e uccide, quasi con indifferenza, chi gli si para contro cercando vendetta. Non importa che sia una ragazzina. È da questa scena, cruda e senza sconti, che il film si dichiara con il proprio con lo spettatore. Qui la leggenda ha un prezzo, e lo si paga in sangue vero, non in folklore.
Sarnoski sceglie di rispecchiare il mito solo per negazione, la dove fino ad ora c’è stata luce, il Robin Hood di Hugh Jackman (visto recentemente in Song Sung Blue e Pecore sotto copertura) porta ombra spogliandosi letteralmente e metaforicamente di ogni eroismo di facciata. Ambientato in un medioevo aspro e realistico, lontano dall’immaginario avventuroso tradizionalmente associato al personaggio, il film reinterpreta la figura del leggendario bandito del XII secolo come un vecchio oramai gravemente ferito, che sta vivendo i suoi ultimi giorni dopo una vita trascorsa tra crimini, guerre e spargimenti di sangue. Ambientato in una costa celtica del 1247, gelida e desolata, il film si divide idealmente fra il tempo dell’agonia e quello del ricordo lasciando che Hugh Jackman costruisca il suo Robin Hood come un animale ferito che non sa più distinguere il rimorso dalla stanchezza, costretto ad affrontare i fantasmi del proprio passato e la distanza tra la leggenda costruita attorno al suo nome e la verità. Accanto a lui Jodie Comer offre a Suor Brigid, la misteriosa priora che lo raccoglie e lo cura in una comunità ai margini del mondo, una compostezza quasi liturgica che funziona da contrappunto silenzioso alla sua furia trattenuta. Bill Skarsgård, nei panni di un Little John più duro e meno bonario del solito, completa un trio che tiene in piedi il film anche nei momenti in cui la sceneggiatura rallenta troppo.
Robin Hood – Il Prezzo del Sangue è un’opera fatta di discontinuità, non un’origin story ma una fine story che non racconta come nasce la leggenda ma la smonta pezzo per pezzo, partendo da un uomo vecchio e consumato dalle proprie scelte e così poco eroico dal rifiutare esplicitamente la formula “ruba ai ricchi, dona ai poveri”
Sarnoski non gira neanche lontanamente un cinecomic in costume ma un western crepuscolare travestito da fiaba medievale nel quale la spendida fotografia di Pat Scola (già dietro l’obiettivo di Pig e A Quiet Place – Giorno Uno) trasforma le brughiere dell’Irlanda del Nord in un paesaggio dell’anima di un uomo perseguitato dalle storie che ha contribuito a creare. Una fotografia coerente e potente, ma che finisce talvolta per somigliare a un’estetica già vista altrove nel cinema che rilegge in chiave cupa le mitologie popolari. A Sarnoski va comunque riconosciuto il merito di restituire una riflessione autentica, quasi commossa, sul perché gli uomini abbiano bisogno dei miti anche quando sanno che sono bugie. Non a caso, nel finale, è per proteggere una bambina rimasta orfana che Robin decide di raccontarle la versione leggendaria di sé stesso restituendo al pubblico, per un istante, l’immaginario gioioso che il film aveva fin lì smontato pezzo per pezzo.
In buona sostanza Robin Hood – Il Prezzo del Sangue è una decostruzione ambiziosa, elegante e spietata del mito dell’eroe buono, che funziona meglio come dramma sulla colpa che come film d’avventura, ma che pur nella sua indubbia bellezza estetica e interpretativa potrebbe non risultare veramente necessaria.
Robin Hood – Il Prezzo del Sangue vi aspetta al cinema dal 12 Agosto 2026 grazie a I Wonder Pictures.
Regia: Michael Sarnoski Sceneggiatura: Michael Sarnoski Con: Hugh Jackman, Jodie Comer, Bill Skarsgård, Murray Bartlett, Noah Jupe, Faith Delaney, Clive Russell Anno: 2026 Durata: 122 min Paese: USA Produzione: Lyrical Media, Ryder Picture Company Distribuzione: I Wonder Pictures