Disclosure Day – Recensione del Film di Steven Spielberg

Disclosure Day – Recensione del Film di Steven Spielberg

Disclosure Day: Spielberg torna su uno dei main topic della sua cinematografia con un racconto costruito attorno alla rivelazione dell’esistenza di vita aliena e alle conseguenze politiche, sociali e spirituali che ne derivano.

Da diversi decenni il web registra una sconfinata serie di teorie su una possibile prossima Disclosure sulla esisitenza aliena da parte dei governi, in particolare quello degli Stati Uniti. Ipotesi che attingono ad un mare magnum di fatti più o meno documentati e testimonianze controverse che non hanno condotto a prove definitive ma che annoverano fra le loro testimonianze anche quelle di personaggi autorevoli fra funzionari governativi, militari e membri della comunità d’intelligence statunitense oltre che a dichiarazioni di varia natura di diversi presidenti americani.

Fin dagli anni quaranta, dopo il celebre Roswell Incident, circola in una parte dell’opinione pubblica americana l’opinione che il governo sia in possesso di informazioni segrete sugli UFO (ora UAP). Opinione che per decenni è rimasta confinata negli ambienti ufologici ma che ha visto una sostanziale svolta dal 2017 a seguito della pubblicazione da parte del The New York Times di un’inchiesta sul programma del United States Department of Defense dedicato allo studio di fenomeni aerei anomali e alla diffusione alcuni video registrati da piloti della US Navy. A seguire tra il 2022 e il 2025 si sono svolte varie audizioni pubbliche presso il congresso degli Stati Uniti fra le quali uno dei momenti più discussi è stata la testimonianza dell’ex ufficiale dell’intelligence dell’aeronautica americana David Grusch su programmi segreti di recupero di velivoli di non umani e della intimidazione di alcuni testimoni. Parallelamente all’attività istituzionale è nato un vero e proprio movimento culturale che tra i suoi esponenti più noti figurano (Steven Greer, Luis Elizondo, e appunto David Grusch) che pur con posizioni diverse, sostengono che il pubblico non conosca tutta la verità sul fenomeno e le cui tesi hanno trovato grande eco nei podcast, nei documentari e sui social media. Ad umentare ulteriormente l’attenzione ha contribuito sicuramente l’uscita nel 2025 del documentario The Age of Disclosure diretto da Dan Farah che presenta le testimonianze di 34 ex funzionari governativi, militari e membri della comunità d’intelligence statunitense (tra cui Luis Elizondo e Marco Rubio attuale segretario di stato americano) secondo i quali da circa 80 anni esisterebbe un programma segreto volto a nascondere al pubblico prove dell’esistenza di intelligenze non umane e a studiare tecnologie recuperate da presunti veicoli di origine sconosciuta.

Nella complessità di questo dibattitto diffuso a livello mondiale arriva una delle pellicole più attese dell’anno da parte del regista hollywoodiano per eccellenza che di questo argomento ha fatto da sempre una delle caratteristiche principali della sua cinematografia, sua maestà Steven Spielberg.

C’è sicuramente qualcosa di profondamente spielberghiano nel modo in cui Disclosure Day affronta il tema più antico della fantascienza moderna, che nei fatti si chiede non tanto se siamo effettivamente soli nell’universo ma cosa accadrebbe alla nostra umanità se qualcuno ci dimostrasse il contrario.La differenza rispetto allo Spielberg del 1977 è sostanziale. Se in incontri ravvicinati del terzo tipo gli alieni rappresentavano l’ignoto che chiama l’uomo fuori dalla sua quotidianità, il mistero cosmico, e E.T. era il film dell’amicizia e dell’innocenza, in Disclosure Day il mistero è già stato risolto da tempo, il problema è che qualcuno ha deciso di occultarlo. Non conta più il contatto ma ciò che accade quando il segreto non può essere nascosto ed è necessario affrontare le conseguenze politiche, culturali e spirituali della scoperta. Se allora il cielo rappresentava una promessa oggi è il luogo da cui potrebbe arrivare una verità destabilizzante, la meraviglia non è scomparsa ma convive con la paranoia dell’informazione ai tempi dei social e con l’assordante rumore del mondo contemporaneo.

Dopo quasi cinquant’anni Spielberg torna a interrogare il mistero del contatto extraterrestre con uno sguardo molto meno ingenuo e sognante, seppur non particolarmente controverso considerata la immane portata del dibattito mondiale sul tema. Il regista sembra aver costruito una trilogia che segue l’evoluzione della società americana dall’ottimismo post-Watergate degli anni Settanta alla nostalgia familiare degli anni Ottanta, fino alla sfiducia sistemica dell’era digitale contemporanea. In questo senso il film dialoga involontariamente con il dibattito contemporaneo. Negli ultimi anni, dalle audizioni al Congresso sui fenomeni aerei non identificati alle dichiarazioni di ex funzionari dell’intelligence, il tema degli UFO è uscito dai margini della cultura pop per entrare nel discorso pubblico. Nessun presidente statunitense, da Reagan a Obama, fino a Trump e Biden, ha mai prodotto una rivelazione definitiva sull’esistenza di civiltà extraterrestri tuttavia il governo americano ha progressivamente riconosciuto l’esistenza di fenomeni aerei non spiegati e ha declassificato parte della documentazione disponibile. Spielberg prende quell’immaginario collettivo e lo trasforma in materia narrativa ponendoci l’annosa questione: cosa succederebbe se il giorno della rivelazione arrivasse davvero?

In un’epoca in cui la parola disclosure è diventata un contenitore di teorie, sospetti e aspettative quasi messianiche, Spielberg la riporta al terreno che conosce meglio, quello delle emozioni umane. Gli alieni sono importanti, ma come spesso accade nel suo cinema finiscono per essere uno specchio. Il vero oggetto dell’indagine siamo noi. La sceneggiatura di David Koepp costruisce infatti un thriller della rivelazione più che dell’invasione. Gli alieni restano a lungo sullo sfondo, ciò che conta davvero è osservare come gli esseri umani reagiscono all’idea che ogni certezza religiosa, politica e scientifica possa essere riscritta da un giorno all’altro.

Non tutto funziona alla perfezione. Alcuni passaggi sembrano oscillare tra il thriller politico e la fantascienza metafisica senza trovare sempre un equilibrio definitivo tuttavia Spielberg sembra non cercare una risposta ma voler restituire la sensazione dello smarrimento. Disclosure Day non funzione completamente nenache dal punto di vista dell’intrattenimento promettendo di più di quello che restistuisce veramente e tentando una difficile sintesi tra un’opera crepuscolare e ottimista. Una operazione che lascia una sensazione di cerchiobottismo che potrebbe non accontentare nessuno e di cui non si coglie pienamente lo scopo.

Disclosure Day vi attende al cinema a partire dal 10 giugno 2026 grazie a Universal Pictures International Italy.

RegiaSteven Spielberg Sceneggiatura: David Koepp ConEmily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson, Colman Domingo, Wyatt Russell, Henry Lloyd-Hughes, Mckenna Bridger, Michael Gaston PaeseUSA  Produzione: Universal PicturesAmblin Entertainment   DistribuzioneUniversal Pictures International Italy Anno: 2026 Durata: 145 minuti 

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