Arion: per tre giorni soltanto dal 22 al 24 giugno, il grande fantasy mitologico di Yasuhiko tornerà a brillare sul grande schermo riportando in vita uno dei capolavori più affascinanti e meno conosciuti dell’animazione giapponese.
Ci sono film che raccontano una storia e poi ci sono film che sembrano emergere da una leggenda dimenticata come un frammento di marmo antico trascinato a riva. Arion appartiene decisamente alla seconda categoria. Nato come manga pubblicato tra il 1979 e il 1984, Arion è stato a lungo considerato un tesoro nascosto dell’animazione giapponese che finalmente oggi trova spazio anche nelle sale del nostro paese offrendo al pubblico l’occasione di vivere sul grande schermo un classico che ha segnato un’epoca.
Diretto da Yoshikazu Yasuhiko, Arion prende la mitologia greca e la piega alle esigenze di un fantasy epico creando un’opera che oggi appare tanto affascinante quanto anomala. Non una ricostruzione fedele dei miti ellenici ma una reinterpretazione libera e visionaria nella quale dèi e uomini condividono un destino segnato dalla violenza, inganno e tragedia. Gli dèi dell’Olimpo non ricordano infatti le figure della tradizione classica occidentale ma potenti signori della guerra tipici della narrativa fantasy giapponese.
Il giovane Arion cresce convinto che il re degli dèi, Zeus, sia responsabile delle sofferenze della madre Demetra. Manipolato da Ade, intraprende un viaggio che nasce come una missione di vendetta e si trasforma progressivamente in una ricerca della verità. Zeus, Ade, Apollo protagonisti di un dramma politico e familiare che richiama più le saghe samurai e le space opera che l’epica omerica. Una trama che segue una struttura classica da epopea eroica ma caratterizzato da un tono che si distingue nettamente dalle produzioni del periodo e che ha rimandi drammatici alla Ken Il Guerriero. Il mondo di Arion è infatti duro, sporco, governato da poteri superiori che usano gli esseri umani come pedine e l’eroismo non garantisce né gloria né felicità.
Arion rappresenta senza dubbio uno dei momenti più interessanti dell’animazione giapponese degli anni ottanta nel quale ogni fotogramma trasmette il fascino dell’animazione tradizionale su celluloide fatti di colori caldi, sfondi dipinti a mano e un character design che porta chiaramente la firma di Yasuhiko. Le sequenze d’azione possiedono una fisicità rara, con corpi che si muovono e combattono con un peso tangibile. La narrazione però procede a tratti in modo brusco e alcuni personaggi secondari ricevono meno sviluppo di quanto meritino anche questa è una specificità delle produzioni dell’epoca nelle quali l’ambizione visiva supera talvolta la chiarezza del racconto. Indubbiamente infatti il ritmo potrà risultare a tratti discontinuo visto che al tempo si dava spesso per scontato che il pubblico potesse accettare molto rapidamente cambiamenti di alleanze e le rivelazioni narrative.
Arion non si può definire come un capolavoro universalmente riconosciuto come Akira né un fenomeno culturale come Nausicaä della Valle del vento ma sicuramente un’opera di culto, imperfetta ma ricca di personalità per chi ama la mitologia, il fantasy classico e l’animazione giapponese pre-digitale. Un viaggio affascinante in un’epoca in cui gli anime sperimentavano senza paura, trasformando gli dèi dell’antica Grecia in protagonisti di una tragedia epica dal sapore profondamente orientale.
Quarant’anni dopo la sua uscita originale, il mito di Arion rivive in sala, dal 22 al 24 giugno 2026, distribuito in Italia da Nexo Studios in collaborazione con Yamato Video assieme ai media partner Cultura POP, J-POP Manga, MYmovies, Manga Tv e ANiME GENERATION, come parte della nuova stagione di Anime al Cinema dedicata ai grandi classici dell’animazione giapponese.
Regia: Yoshikazu Yasuhiko Sceneggiatura: Akiko Tanaka, Yoshikazu Yasuhiko Durata: 120 minuti Distribuzione: Nexo Digital Anno: 1986