Tron: Ares: la saga digitale iniziata da Steven Lisberger nel 1982 e rilanciata da Tron: Legacy nel 2010 torna con un terzo capitolo nel quale il mondo dei programmi non è più confinato dentro i circuiti, ma varca il confine per incarnarsi nella realtà e riflettere su essa.
Ares (Jared Leto), un’intelligenza artificiale creata all’interno della Griglia, viene materializzata nel mondo umano come arma di guerra inoppugnabile. Caratterizzato da una una falla intrinseca, una sorta di peccato originale, intraprenderà un viaggio alla scoperta di ciò che c’è oltre la impenetrabilità per cui è stato progettato.
Di primo acchito si potrebbe pensare che Joachim Rønning, regista di Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar e Kon-Tiki, per rilanciare la saga voglia cavalcare molte delle questioni di bruciante attualità che attraversano il nostro vivere conteporaneo nel quale ha fatto irruzione l’intelligenza artificiale, il rapporto fra uomo e macchina e il sempre più labile confine fra reale e digitale. Una sfida non da poco visto che molto è stato già detto nel panorama fantascientifico contemporaneo saturo di prodotti culturali che elaborano proprio queste tematiche. Rispetto ai due precedenti capitoli tuttavia, Tron: Ares si distingue in realtà per un sottotesto filosofico ben più spiccato che suggerisce fin dal principio.
Nei fatti questo terzo capitolo dell’amatissima saga cybernetica, nel tentativo di offrire una prospettiva inedita che vada oltre l’offrire l’upgrade di un CGI di livello, si immette nel solco della amata tradizione cinematografica gnostica – che annovera opere letterarie, pellicole e serie di culto come Frankenstein, Pinocchio, Blade Runner, Matrix, His Dark Materials e Nirvana – proponendo il classico espediente narrativo della creatura tecnologica per elabora una coscienza umana, metafora in ottica gnostica della esperienza dell’anima nella materialità. Una creatura perfetta che cadendo in basso sperimenta il dolore e il risveglio della propria coscienza e che si ribella al suo dispotico creatore. Impossibile non notare l’analogia tra Ares creatura creata da un istrionico demiurgo immerso in una griglia e la celeberrima matrice nel quale vive il Neo delle sorelle Wachowski, pellicola indirettamente omaggiata fin dal principio.
Ares e la sua compagna Atena – ad evocare gli archetipi greci maschili e femminile dedicati alla guerra – sono entità programmate per dispensare morte. Ares come già detto è però portatore di una bug di sistema che lo porta a sperimentare l’umanità, che lo conduce a guardare il mondo con occhi innocenti del neonato che entra in contatto con il mondo. Una virata nettamente più emotiva e esistenziale dei precedenti capitoli che espora conflitti interiori e la scoperta di sentimenti come l’empatia, il senso di colpa e l’amore pur non rinunciando ad altissimi livelli di resa estetica, irrinunciabili per una saga la cui iconografia è essa stessa parte stessa del mito. Sempre per rimanere nel novero della mitologia gnostica impossibile anche non notale la presenza del personaggio di Eve (Greta Lee) che proprio come la biblica Eva è portatrice della conoscenza che conduce alla immortalità (tenendo sempre conto che il ruolo femminile nella visione gnostica è in aperta contrapposizione con la visione cattolica).
Se l’affezionata fanbase di Tron teme che la virata filosofica di questo ultimo capitolo della saga oscuri il ritmo o l’attenzione alla fedeltà estetica può tranquillamente rasserenarsi, avranno pane per i loro denti. lo spettacolo visivo offerto è di grande livello in particolare nella resa della Lightcycle, dei dischi, della Griglia.
Dal punto di vista della narrazione complessiva si sente la mancanza di un antagonista veramente feroce o di un vero conflitto esterno. Anche questa tuttavia è una dinamica in linea con la filosofica gnostica – Matrix docet – nella quale non è presente un antagonista chiaramente identificabile ma è il sistema stesso (il Māyā come direbbero gli induisti) ad dover essere sconfitto dalla coscienza umana. Una dinamica, che anche in parte la causa del un ritmo diseguale in particolare nella seconda parte nettamente più lenta e meno incisiva, rendono la resa narrativa complessiva poco organica.
La colonna sonora purtroppo non si avvale più della indimenticabile presenza dei Daft Punk (che avevano segnato Legacy), ma a gran forza si impone Trent Reznor con i suoi Nine Inch Nails che nelle sequenze d’azione più intense imprimono il loro indelebile marchio di fabbrica industrial.
Siamo abbastanza certi che nessuno griderà al miracolo con Tron: Ares ma questo è un film che pur rapendo principalmente gli occhi è comunque portatore di una visione nettamente più filosofica di quello che si si potrebbe aspettare e proprio per questo più interessante.
Tron: Ares vi attende al cinema dal 9 Ottobre 2025 grazie a Walt Disney Studios Motion Pictures.
Regia: Joachim Rønning Sceneggiatura: Jesse Wigutow Con: Jared Leto, Jeff Bridges, Greta Lee, Evan Peters, Jodie Turner-Smith, Gillian Anderson, Hasan Minhaj, Arturo Castro, Cameron Monaghan
Durata: 119 minuti Produzione: Walt Disney Pictures, TSG Entertainment Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures