Millennium Actress – Recensione del capolavoro dell’animazione di Satoshi Kon per la prima volta al Cinema in 4K

Millennium Actress – Recensione del capolavoro dell’animazione di Satoshi Kon per la prima volta al Cinema in 4K

Millennium Actress: Il capolavoro di Satoshi Kon al cinema colo l’11, 12 e 13 maggio, per la prima volta in 4K in occasione del 25° anniversario.

Chiyoko Fujiwara, un’attrice leggendaria ormai ritirata dalle scene, accetta di essere intervistata da due documentaristi, un viaggio che la porta a ripercorrere i suoi ruoli più iconici e la ricerca di un amore mai dimenticato. I due filmmaker ripercorrono il viale dei ricordi di Chiyoko, diventando spettatori di un viaggio onirico in cui i realtà e finzione si dissolvono in un racconto nel quale passato e finzione cinematografica si fondono continuamente fino a rendere impossibile distinguere ciò che è reale da ciò che è stato recitato.

Millennium Actress è uno di quei film che non si limitano a raccontare una storia ma riflettono sul senso stesso del raccontare, del cinema come mezzo narrativo e in ultima analisi sul senso stesso della vita.

La filmografia di Satoshi Kon può essere letta attraverso molti piani interpretativi che parlano sia a dimensioni più strettamente contemporanee che a questioni esistenziali eterne dell’esperienza umana. Fra le più interessanti chiavi di lettura essa può essere guardata come un unico grande percorso iniziatico – a tratti esoterico – della coscienza umana, un percorso nel quale l’identità e l’illusione non sono solo storie ma dispositivi simbolici che mettono in crisi la distinzione tra reale e immaginario.

Da un lato senza dubbio Satoshi Kon usa il linguaggio del cinema per parlare dello mezzo cinematografico stesso attraversando epoche e generi – dal Giappone feudale alla fantascienza – allo stesso tempo però, esattamente come in altre opere come Perfect Blue e Paprika, Kon lavora sul crollo della realtà oggettiva in chiave filosofica e misterica. I personaggi perdono il confine tra sé e le loro proiezioni mentali riportando al concetto di illusione del mondo fenomenico come costruzione della mente. Non c’è mai una realtà stabile, solo livelli di percezione che si sovrappongono in una visione che non può non rimandare alla concezione orientale della esperienza materiale come Māyā – velo dell’illusione -.

Millennium Actress può essere quindi visto come una riflessione sulla ricerca — in questo caso, quella dell’uomo misterioso che Chiyoko ha amato per tutta la vita — ma anche sul tempo, sulla nostalgia e sul ruolo dell’arte nel dare forma alla esperienza umana proponendo allo spettatore la domanda implicita: viviamo davvero le nostre vite o le interpretiamo come fossero un film? Millennium Actress infatti non è solo un’opera narrativa, ma una esperienza iniziatica nel senso filosofico del termine. Al centro non c’è semplicemente la vita di Chiyoko, ma il percorso stesso dell’anima umana. La sua incessante ricerca dell’uomo misterioso come metafora di una tensione verso qualcosa di assoluto, un “principio originario”, una verità perduta che rappresenta una forma di illuminazione.

Non a caso Kon nella sua cinematografia insiste frequentemente sul tema delle identità multiple. Se in Perfect Blue la protagonista si frammenta tra immagine pubblica e il sé interiore, in Millennium Actress, Chiyoko attraversa epoche, ruoli e maschere (in un’ottica in un certo senso pirandelliana) interpretando di volta in volta una principessa, una guerriera, una geisha, un’astronauta. Una tematica che richiama inevitabilmente alla visone gnostica della vita come rappresentazione fittizia e ai ruoli interpretati come le diversificate esperienze che fa l’anima nel corso delle varie incarnazioni. Una concezione nella quale il vero sé resta nascosto, mai completamente accessibile, in un viaggio in cui non esiste una sola Chiyoko ma infinite manifestazioni della stessa essenza.

Se in Paprika si utilizza lo strumento del sogno come livello altrettanto reale se non più profondo rispetto alla esperienza fenomenica, in Millennium Actress sono i ruoli interpretati dalla protagonista a rappresentare l’esperienza iniziatica nella quale simboli e archetipi emergono. In questo senso la chiave — oggetto ricorrente nel film — è uno dei simboli più evidenti. Essa non è solo uno strumento per aprire qualcosa di fisico, ma rappresenta l’accesso ad uno stato superiore di conoscenza. Soglia della coscienza che tuttavia non viene mai davvero attraversata in modo definitivo, ma dopo la quale conoscenza resta sempre sfuggente, rimandando al concetto presente in molte tradizioni esoteriche per cui la verità non è possesso ma tensione. Non a caso il momento più rivelatorio della pellicola non è un incontro, ma una presa di coscienza nella quale Chiyoko realizza che ciò che anela davvero è il viaggio, non la meta in un ribaltamento si senso nel quale l’illuminazione non si raggiungere con la conquista dell’oggetto del desiderio, ma nel comprendere che il desiderio stesso è il motore dell’esistenza.

Il tempo, non è lineare ma circolare, nel quale le epoche si sovrappongono, si fondono, si ripetono, suggerisce una visione l’illusoria percezione della consequenzialità degli eventi, vicina a concezioni orientali in cui tutto ritorna, tutto si trasforma, e nulla si perde davvero. Il cinema stesso diventa il meccanismo attraverso cui questa ciclicità si manifesta in una sorta di akasha visiva dove tutte le esperienze restano impresse.

In questa luce questo ennesimo capolavoro del maestro Satoshi Kon diventa una meditazione sull’illusione, sull’identità come costruzione e sul desiderio come forza creatrice che mette in scena il movimento eterno dell’anima che cerca, si perde e continua a cercare. Non un film per chi cerca una narrazione lineare e un significato immediatamente manifesto ma un’opera che richiede attenzione, ripagando con un’esperienza emotiva e intellettuale di rara intensità.

Millennium Actress si aspetta al cinema solo l’11, 12 e 13 maggio 2026, per la prima volta in 4K in occasione del 25° anniversario grazie a Anime Factory.

RegiaSatoshi Kon Soggetto: Satoshi Kon Sceneggiatura: Satoshi Kon, Sadayuki Murai Art DirectorNobutaka Ike MusicheSusumu Hirasawa ProduttoreChiyoko CommitteeBandai Visual CompanyGencoKadokawa Shoten Publishing Co.MadhouseWOWOW Voci ItalianeDaniela Abbruzzese, Perla Liberatori, Massimo Milazzo, Alberto Caneva, Andrea Lavagnino, Beatrice Margiotti, Stefano Billi, Pierluigi Astore, Giovanni Petrucci, Paola Del Bosco, Cristina Piras, Edoardo Nordio Paese: Giappone Durata: 86 minuti DistribuzioneAnime Factory Anno: 2001

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